Online il rapporto di Operazione Fiumi 2025 di Legambiente Veneto

È online il report finale di “Operazione Fiumi 2025”, la campagna di Legambiente che ha monitorato la salute di 13 corsi d’acqua della regione Veneto. Grazie al lavoro dei volontari e al supporto tecnico di ARPAV, emerge un quadro a luci e ombre.

I dati in sintesi:

  • 🧪 PFAS: Sono stati trovati in 8 campionamenti su 10. Preoccupano i “malati cronici” Retrone e Fratta Gorzone, dove sono stati rilevati anche inquinanti di nuova generazione (GenX e C6O4).
  • 🦠 Batteri fecali: Quasi il 40% dei punti monitorati supera gli standard di qualità per l’Escherichia Coli. Le situazioni più critiche? Vicenza e Cadoneghe, segno di una depurazione ancora insufficiente.
  • 🌾 Pesticidi: Il Glifosate resta una presenza costante, con superamenti dei limiti in particolare nel Fratta Gorzone e nel Canalbianco.
  • 🏆 Note positive: Il Piave si conferma tra i fiumi più sani della regione.

Non è solo una questione di numeri, ma di futuro. Dalla storica sentenza Miteni al nuovo “Patto di Comunità”, la richiesta è una sola: bonifiche subito e una politica decisa per proteggere l’acqua, la nostra risorsa più preziosa contro la crisi climatica.

L’analisi di dettaglio e il report finale sono disponibili sul sito di Legambiente Veneto a questo link.


Riepilogo analitico del Report 2025

La campagna “Operazione Fiumi – Esplorare per custodire” ha scattato una fotografia nitida della vulnerabilità idrica del Veneto. Ecco i pilastri del rapporto:

1. Il monitoraggio e la Citizen Science. L’indagine ha coinvolto attivamente i cittadini nella raccolta di 116 campioni lungo 13 fiumi (dal Po al Livenza). Questo metodo ha permesso di monitorare tre grandi nemici dell’ambiente: Escherichia Coli, Glifosate e PFAS.

2. L’emergenza PFAS e il caso Retrone. I “forever chemicals” rimangono la sfida principale. Se l’Adige e il Piave mostrano aree di “resistenza” pulita, il Retrone a Vicenza è un caso allarmante: sono stati rilevati ben 12 diversi composti PFAS, inclusi i nuovi GenX e C6O4, usati per sostituire le sostanze già bandite ma altrettanto pericolosi per la salute umana e animale.

3. Le carenze della depurazione. I dati sui batteri fecali evidenziano un sistema di depurazione che arranca, specialmente nelle aree urbane. I picchi di inquinamento riscontrati a Vicenza (oltre 19.000 MPN/100mL) superano di quasi quattro volte la soglia di legge per gli scarichi, trasformando alcuni tratti fluviali in “malati cronici”.

4. Pesticidi e eredità del passato. Oltre al Glifosate, ampiamente presente a causa delle pratiche agricole, preoccupa il ritrovamento nel Livenza della Terbutrina, un pesticida revocato dall’UE già nel 2003, a dimostrazione di quanto sia lunga e difficile la degradazione di certe sostanze chimiche.

5. Verso la bonifica e l’adattamento Il report si chiude con un appello politico e sociale. Legambiente chiede che la sentenza contro i vertici Miteni sia solo l’inizio: è necessario attivare il “Patto di Comunità” per la bonifica del sito di Trissino e investire in infrastrutture idriche resilienti, capaci di reggere l’alternanza estrema tra siccità e alluvioni che caratterizza il nuovo scenario climatico veneto.

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