Piemonte | Processo PFAS a Spinetta Marengo: tra mobilitazione popolare e rinvii tecnici, la giustizia si sposta a giugno

Il 12 marzo 2026 doveva essere il “giorno della verità” per il polo chimico di Spinetta Marengo, ma l’attesa per i cittadini di Alessandria si allunga ancora. Davanti al Tribunale di Alessandria, un presidio affollato e determinato ha accompagnato l’apertura dell’udienza preliminare del processo per disastro ambientale e avvelenamento delle acque legato alla gestione del sito ex Solvay (oggi Syensqo).
La forza della piazza Il tribunale è stato “circondato” da una rete di solidarietà che ha unito l’Italia: accanto ai comitati locali e ai cittadini alessandrini, sono arrivate le sigle unite nella Rete Zero Pfas Italia con le delegazioni delle Mamme No PFAS del Veneto e del movimento “Mamme da Nord a Sud”. Presenti anche le principali sigle ambientaliste (Legambiente, Greenpeace, ISDE), tutte unite da un unico messaggio: la salute non può essere sacrificata al profitto e il diritto all’acqua pulita è inviolabile.

I motivi del processo Sul banco degli imputati siedono otto ex manager del colosso chimico, accusati di aver causato o non aver impedito la contaminazione da PFAS nel territorio circostante. Le accuse sono pesantissime: disastro ambientale doloso e avvelenamento di sostanze alimentari o acque, una ferita ecologica che i residenti denunciano da anni attraverso dati sanitari preoccupanti.
Il rinvio tecnico Nonostante l’aspettativa, l’udienza si è conclusa con un nulla di fatto processuale. A causa di vizi nelle notifiche e della mole di richieste di costituzione di parte civile (centinaia tra cittadini, associazioni e istituzioni locali), il GUP ha disposto il rinvio. La prossima udienza è fissata per il mese di giugno.

Una lotta che non si ferma La delusione per lo slittamento non ha scalfito la grinta dei manifestanti. Il presidio si è sciolto con la promessa di tornare ancora più numerosi a giugno. La battaglia per la giustizia ambientale a Spinetta Marengo resta un caso nazionale: una sfida simbolica tra la grande industria e il diritto alla vita delle comunità locali che non hanno intenzione di fare un passo indietro.

