Toscana | Il Consiglio Regionale della Toscana approva una mozione sui PFAS
In data 11 marzo 2026, presentata dal Movimento 5 Stelle e votata da tutti i gruppi consiliari, il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato la mozione n.10 in merito alla contaminazione da PFAS.
La “Rete Zero Pfas Toscana“, da tempo impegnata a portare all’attenzione della politica e della cittadinanza questo grave problema, auspica ora che gli impegni previsti nell’atto amministrativo siano realizzati.

Di seguito il testo della mozione approvata.
MOZIONE n. 10 – TESTO SOSTITUTIVO
In merito alla contaminazione da PFAS”
Il Consiglio regionale
Premesso che:
– i PFAS (Perfluoroalchiliche) sono composti artificiali di sintesi contenenti atomi di Carbonio, Fluoro,
Ossigeno e Idrogeno. Il legame Carbonio-Fluoro è un legame chimicamente molto forte, tanto da
garantire stabilità chimica e termica. Proprio questa particolare stabilità chimica rende i PFAS molto
utilizzati ai fini commerciali. Al contempo, però, la loro resistenza alla degradazione e la conseguente
persistenza nell’ambiente li rende anche potenziali contaminanti ambientali. I più comuni ed utilizzati
sono i PFOA e PFOS;
– i PFAS vengono utilizzati dai primi anni ’50 proprio per caratteristiche di resistenza alle alte
temperature e alla degradazione; sono repellenti all’acqua, al grasso, all’olio, allo sporco e si
accumulano nei tessuti sia dell’uomo che degli animali e, per queste peculiarità, li possiamo rinvenire
nelle vernici, schiume antincendio, rivestimenti protettivi per gli indumenti, pesticidi, rivestimenti per
pentole, carta da forno, contenitori per l’asporto dei cibi, cosmetici, detersivi ed altro ancora;
– i PFAS si diffondono principalmente attraverso l’aria e l’acqua e possono provocare danni alla salute
umana e all’ambiente anche a grande distanza dalla fonte di emissione (si pensi al percolare dell’acqua
nel sottosuolo fino alla falda).
Considerato che:
– la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti, ratificata dall’Italia con la legge 12
luglio 2022, n. 93 – “Ratifica ed esecuzione della Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici
persistenti, con Allegati, fatta a Stoccolma il 2 maggio 2001” – ha inserito i PFOA tra le sostanze la
cui produzione è vietata, mentre sono stati fortemente limitati gli usi dei PFOS e PFOSF;
– l’esposizione dell’uomo ai PFAS avviene in diversi modi: quello più importante è l’ingestione di cibo
o di acqua potabile contaminata. Studi effettuati dall’Istituto Superiore della Sanità hanno dimostrato
una correlazione tra l’esposizione ai PFAS e gli effetti negativi sul sistema immunitario, sistema
endocrino, riproduzione e fertilità sia femminile sia maschile. Infatti, i PFOA hanno una struttura
molecolare molto simile al testosterone e per questo l’organismo li scambia riducendo la produzione
di quest’ultimo anche del 40%. Sono ancora in fase di studio le correlazioni con i disturbi
cardiovascolari, Alzheimer e colite ulcerosa;
– dalla lettura dell’annuario dei dati ambientali 2023 prodotto da ARPAT, che monitora le acque
superficiali e sotterranee per verificare il raggiungimento degli obiettivi di qualità, così come
riepilogati anche nel report di Greenpeace Italia “Inquinamento da PFAS in Toscana”, emerge che nel
2022 sul totale delle stazioni di monitoraggio i PFAS sono stati ricercati in una porzione significativa
delle stazioni di monitoraggio.
– I risultati inerenti queste analisi hanno evidenziato come nel 76% delle acque superficiali e nel 36%
delle acque sotterranee risultino residui di PFAS superiori al limite di quantificazione.
– Come emerge dal rapporto ARPAT 2025, per quanto concerne il superamento degli standard di
qualità ambientale (SQA), tale criticità ha riguardato il 46% delle stazioni monitorate nelle acque
superficiali, mentre per le acque sotterranee, pur essendoci una diffusa presenza di residui, nel 2022
non sono stati registrati superamenti dei limiti SQA nelle stazioni della rete regionale;
– alla luce delle analisi effettuate da ARPAT nel 2022 e sopra riportate, nel mese di gennaio 2024
Greenpeace Italia ha pubblicato il risultato di analisi realizzate in propria autonomia tramite centri
analisi certificati in merito alla presenza dei PFAS nelle acque toscane.
Nel report si legge quanto segue:
“I risultati dell’analisi target hanno mostrato le concentrazioni più elevate nel Rio Malucco, a monte e a valle
del depuratore Cuoio-Depur (290,9 nanogrammi/litro e 223,8 nanogrammi/litro rispettivamente per la somma
di tutti i PFAS monitorati), e nel Fosso Calicino a Prato che riceve i reflui di uno dei depuratori ubicati nel
distretto tessile (quello di Calice, 241 nanogrammi/litro).
Anche i quantitativi misurati nel fiume Ombrone a Carmignano, a valle del distretto tessile, mostrano
concentrazioni elevate: 116,5 nanogrammi/litro.
Piuttosto sorprendentemente i livelli misurati nel Rio Frizzone a Porcari (distretto cartario) sono paragonabili:
a valle dello scarico del depuratore Aquapur le concentrazioni sono pari a 107,6 nanogrammi/litro.”
Rilevata
pertanto, alla luce del complesso tema circa la presenza di PFAS nelle acque, la necessità di un maggior
approfondimento e analisi del tema al fine di comprendere con certezza la fonte dell’inquinamento e le
iniziative gestionali ed impiantistiche necessarie per garantire alle acque lo stato chimico e biologico buono;
Ricordato quanto segue:
– con delibera n. 830 del 15-07-2024 recante in oggetto: “Piano nazionale per gli investimenti
complementari al PNRR (PNC) – Approvazione Accordo di collaborazione tra la Regione Veneto e la
Regione Toscana finalizzato a disciplinare la realizzazione delle attività di interesse comune volte al
raggiungimento degli obiettivi del progetto 1.2 ‘Sviluppo e implementazione di due specifici
programmi operativi pilota per la definizione di modelli di intervento integrato salute-ambiente e
clima in siti contaminati di interesse nazionale’ – modello di intervento 2 ‘Valutazione
dell’esposizione di popolazione agli inquinanti organici persistenti, metalli e PFAS ed effetti sanitari,
con particolare riferimento alle popolazioni più suscettibili’”, la Giunta regionale ha approvato
l’accordo di collaborazione con la Regione Veneto finalizzato alla realizzazione del progetto pilota;
– progetto che vede coinvolte anche le Regioni Lombardia, Marche, Umbria, Campania, Calabria e
Puglia e che per la Toscana riguarda il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Livorno-Collesalvetti e
Piombino;
– con Delibera n. 505 del 22-04-2025 recante in oggetto “PNC ‘Salute-ambiente-biodiversità-clima’ –
Investimento 1.2, modello di intervento 2 ‘Valutazione dell’esposizione di popolazione agli inquinanti
organici persistenti, metalli e PFAS ed effetti sanitari, con particolare riferimento alle popolazioni più
suscettibili’: approvazione Accordi di collaborazione tra la Regione Toscana ed enti del SRPS ed
SNPA della Toscana, finalizzati a disciplinare la realizzazione delle attività e destinazione delle
risorse finanziarie”, la Giunta regionale ha provveduto ad approvare specifici schemi di accordo con
gli enti coinvolti nella ricerca, destinando l’importo totale di 3.000.000 euro del finanziamento del
programma PNC “Salute, Ambiente, Biodiversità, Clima”;
– ricordato poi come con la delibera di Giunta regionale n. 115 del 12 febbraio 2024 la Regione Toscana
abbia avviato il procedimento di aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque della Toscana e
che nella seduta del 27 marzo 2024 è stata svolta l’informativa preliminare al Consiglio regionale ai
sensi dell’articolo 48 dello Statuto;
– considerato infine come il Piano di Tutela delle Acque della Toscana (PTA), previsto dall’art. 121
del D.Lgs. n. 152/2006 “Norme in materia ambientale”, sia lo strumento per il raggiungimento degli
obiettivi di qualità dei corpi idrici superficiali e sotterranei, la protezione, valorizzazione e la gestione
delle risorse idriche.
Tutto ciò premesso e considerato
IMPEGNA
il Presidente e la Giunta regionale
- a supportare, ove necessario, le azioni di verifica effettuate dalle ASL circa l’eventuale presenza di
PFAS nelle acque potabili, come regolato e previsto dal D.Lgs. 18/2023 di recepimento della Direttiva
(UE) 2020/2184; - a sostenere e condividere con l’Autorità Idrica Toscana, nei modi che verranno con essa valutati
opportuni, anche nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque della Toscana,
azioni affinché siano implementati i controlli da parte dei gestori del servizio idrico circa le rilevazioni
puntuali sulla presenza delle sostanze PFAS nelle acque destinate al consumo umano e sugli scarichi
dei depuratori e negli scarichi industriali in pubblica fognatura; - a condividere, anche nell’ambito dell’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque della Toscana,
con le società di gestione della depurazione industriale iniziative affinché siano realizzate specifiche
analisi, anche di natura preventiva e attraverso la collaborazione di ARPAT, al fine di scongiurare la
presenza di PFAS nelle acque reflue in uscita dagli impianti, con particolare attenzione ai depuratori
che trattano reflui industriali provenienti dai distretti più esposti al rischio; - a promuovere lo sviluppo da parte di ARPAT di procedure volte a realizzare specifiche analisi
finalizzate a verificare l’eventuale presenza di PFAS nel percolato delle discariche – sia di rifiuti
urbani sia speciali – e nei torrenti che scorrono vicino a tali siti; - a valutare, anche in relazione all’attività finanziata dal PNC al PNRR sul SIN di Livorno-Collesalvetti
e Piombino, nel rispetto delle norme sulla privacy, la possibilità di effettuare un’indagine
epidemiologica nelle aree maggiormente interessate dalla presenza di PFAS nelle acque superficiali,
in collaborazione con CNR, ARPAT e ARS; - a costituire un Osservatorio tecnico-scientifico di coordinamento che, coinvolgendo ARPAT,
Autorità Idrica Toscana, enti di ricerca, associazioni ambientaliste e rappresentanze delle categorie
economiche, lavori per uniformare le metodologie di monitoraggio e analisi, validare i dati sulla
presenza di PFAS e individuare le fonti di contaminazione; - a valutare l’individuazione di linee di finanziamento dedicate o l’adeguamento degli strumenti
regionali di sostegno alla ricerca e sviluppo per supportare le aziende che intendano avviare indagini
approfondite sui propri cicli produttivi e sulle materie prime in ingresso, al fine di escludere l’apporto
involontario di contaminanti e favorire processi di sostituzione con alternative ecocompatibili.

