Veneto | Le critiche delle Mamme No Pfas alla proroga del recepimento in Italia della Direttiva Europea Acque

La Direttiva Europea Framework è del 2000 e raccoglie i principi generali per la politica e tutela di ogni tipologia di acque: potabili, sotterranee, superficiali, di scarico, irrigue, ecc.

La DIRETTIVA EUROPEA ACQUE potabili 2020/2184 è entrata in vigore il 12/01/2026 prevede un limite di 100 ng/lt per la somma di 20 molecole PFAS.

La situazione in Italia

Prima dell’entrata in vigore della direttiva in Italia si applicava il decreto Lgs 31 del 2001 che richiedeva acqua salubre e pulita ma senza limiti per i PFAS.

La direttiva acque potabili entrata in vigore il 12 gennaio 2026 prevede il limite di 100 nanogrammi/Lt per la somma di 20 molecole PFAS.

L’italia ha recepito la direttiva inserendo ulteriori limiti, in aggiunta a quanto obbligatorio, essendo uno dei paesi maggiormente contaminati . Infatti nel 2023 e nel 2025 ha emanato due dlgs ( n. 18 e 102). Queste integrazioni comprendono altre 4 sostanze (GenX, ADONA,C6O4, 6:2 FTS) nella somma PFAS per 100 ng/lt che sono ora vigenti.

L’Italia nella legge di bilancio a dicembre 2025 però ha fatto un passo indietro e HA FISSATO UNA PROROGA di sei mesi per implementare altre due restrizioni che aveva adottato:

  • per le 4 molecole (indicate dall’EFSA come maggiormente preoccupanti sotto il profilo sanitario): PFOA, PFOS, PFNA, PFHXs, la somma non potrà superare i 20 ng/lt;
  • alle 24 sostanze già presenti verranno aggiunte 6 molecole ADV arrivando ad un totale di 30 molecole complessive (gli ADV sono prodotti dell’azienda chimica Solvay di Spinetta Marengo in Alessandria)

Dal 2027 entrerà in vigore anche un limite specifico per il TFA, pari a 10.000 ng/lt (molecola ultracorta)

SIAMO CONTENTE O ABBIAMO DELLE CRITICHE DA ESPRIMERE?

E’ certamente un passo avanti, ma un passo da novantenne, perché è da maggio 2023 che chiediamo al nostro Paese di mettere i PFAS al bando e restringerne la produzione visto che siamo uno dei paesi europei più contaminati, SI SAREBBE POTUTO FARLO IN AUTONOMIA COME CI AVEVANO PROMESSO!

  • Perché chiedere una proroga quando la conoscenza del problema è chiara da anni?
  • Stiamo agevolando le aziende produttrici, per un motivo chiaramente economico che va a loro favore; i cittadini sono quelli che passano in secondo piano sempre. Che in silenzio si ammalano e muoiono. Ma i soldi delle chemioterapie e dell’assistenza sanitaria non vengono pagati dalle aziende chimiche
  • Perchè prorogare quando ci sono gli standard analitici che permettono di monitorarle da anni? Questi sei mesi a chi servono? Forse devono utilizzare tutto quello che hanno in casa per liberarsene in fretta?
  • In un documento di questi ultimi tempi il ”DEFENCE READINESS OMNIBUS 5” e nei lavori preparatori del gruppo di lavoro (C 2025-7190 FINAL) si dice che per essere pronti alla difesa armata, le regole sono un ostacolo. La chimica gioca infatti un punto cruciale per la produzione di armi di tutte le stirpi.

E’ un documento della Commissione Europea datato 3/11/2025 che solleva davvero inquietanti scenari e prospettive.

Michela Piccoli

Link ai documenti:
Legge di Bilancio (Comma 622-623): https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/12/30/25G00212/SG
Decreto Legislativo 18/2023 (Allegato 3, Parte B): https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2023/03/06/23G00025/sg
Decreto Legislativo 102/2025: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/07/04/25G00106/SG

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