{"id":1014,"date":"2026-05-12T16:51:33","date_gmt":"2026-05-12T14:51:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/?p=1014"},"modified":"2026-05-13T08:14:44","modified_gmt":"2026-05-13T06:14:44","slug":"veneto-il-contributo-del-dott-claudio-lupo-a-10-anni-dalla-marcia-dei-pfiori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/?p=1014","title":{"rendered":"Veneto | Il contributo del dott. Claudio Lupo a 10 anni dalla Marcia dei Pfiori"},"content":{"rendered":"\n<p>A dieci anni dalla Marcia dei Pfiori.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/image-1024x683.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1015\" style=\"width:579px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/image-1024x683.png 1024w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/image-300x200.png 300w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/image-768x512.png 768w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/image.png 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">La Marcia dei Pfiori. Foto <strong>Alberto Massignan<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Scrivo questo mio piccolo contributo<a href=\"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/?p=997\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" title=\"\"> cogliendo la memoria storica che Alberto Peruffo ci ha offerto del maggio di dieci anni fa.<\/a> Scrive Alberto: &#8220;esattamente l&#8217;8 maggio 2016, con la 1a Marcia dei\u00a0Pfiori,\u00a0inizia la mobilitazione No Pfas che ha segnato &#8211; nel bene e nel male &#8211; il destino delle nostre valli. E non solo. Mettendo in discussione la chimica industriale multinazionale coperta dalle istituzioni e dalla politica economica, a tutti i livelli e sotto molteplici aspetti\/utilizzi, da quelli domestico-civili a quelli infrastrutturali-militari.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Ma anche raccogliendo il suggerimento rivoltomi da Marzia Albiero a scrivere una riflessione. Scrive Marzia: \u201cChe Associazioni come Cillsa e ReteGas Vicentina si stanno organizzando per una filiera controllata di cibo in certi settori.&nbsp;Ma diventano filiere di nicchia. Mentre la maggior parte della popolazione resta fuori da un minimo di controllo nell&#8217; assunzione di cibo contaminato quotidiano. <strong>E si creano inevitabilmente differenze sociali. <\/strong>Per colpa di UNA REGIONE CHE NON PUBBLICA.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Dieci anni trascorsi a studiare, relazionarsi, condividere, creare, opporsi, denunciare e sembra sempre poco quello che si fa e il tempo scorre. Qualcuno non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma esiste la memoria. Bel mese maggio.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/image-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1016\" style=\"aspect-ratio:1.1306588148693413;width:602px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Foto AA.VV.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p><strong><em>Dunque spero di fornire almeno qualche piccolo spunto o ispirare qualche sentimento.<\/em><\/strong><br><br>Qualche anno fa, la sera del 17 maggio 2022, fui invitato personalmente da un\u2019amica insegnante alla scuola serale per lavoratori di Arzignano (CPIA) nell\u2019ambito di un progetto sulla \u201cSOSTENIBILIT\u00c1 COME STILE DI VITA\u201d per dialogare con gli studenti lavoratori ed affrontare il tema \u201cPFAS e inquinamento del territorio locale\u201d. In quella scuola, come in altre scuole serali della provincia, ci sono poi ritornato negli anni successivi, anche quest\u2019anno, con il progetto scuola del Movimento NoPfas. Ma quella prima volta mi insegn\u00f2 molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Avevo di fronte studenti lavoratori che alle 19 di sera, dopo una giornata di lavoro, molti in fabbrica, avevano scelto assieme all\u2019insegnante di approfondire un argomento di cui magari avevano sentito parlare, ma nessuno aveva ancora provato a chiarire loro l\u2019importanza, la centralit\u00e0 in termini di salute individuale e collettiva, le responsabilit\u00e0 dei vari attori della situazione ambientale. Mi fecero ogni tipo di domanda e percepii il senso di impotenza, la fragilit\u00e0 della loro situazione e persino l\u2019ansia che provocava l\u2019illustrazione dell\u2019inquinamento: bisognava spiegare con rigore, chiarire dubbi e preconcetti, controinformare e dare suggerimenti pratici, fornire stimoli positivi, offrire strumenti per costruire speranza nel futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Ho una lunga esperienza di incontri pubblici e nelle scuole fin dagli anni \u201990, occupandomi in particolare di questioni legate a fragilit\u00e0, diversit\u00e0, vittime delle guerre e minoranze. Quando si parla di guerre, di grandi inquinamenti, di catastrofi naturali, di grandi opere imposte dal \u201cprogresso\u201d, oppure di estese fascie di persone, disabili, immigrati, poveri, sempre, inavvertitamente ma inevitabilmente, si osservano differenze sociali, c\u2019\u00e8 sempre qualcuno che, spesso non senza difficolt\u00e0, pu\u00f2 fare qualcosa per difendersi, per sostenersi, per affrontare la realt\u00e0, qualche altro che \u00e8 del tutto sprovvisto di mezzi per farlo, qualche altro ancora che \u00e8 incapace di farlo, queste sono differenze ingiuste. <\/p>\n\n\n\n<p>Poi ci sono differenze per cui c\u2019\u00e8 sempre anche chi, pur sensibile, non agisce, gli ignavi, chi difende i propri interessi personali, di casta, di privilegiati, gli egoisti, chi sfrutta la situazione a proprio vantaggio per il potere, gli oppressori, chi si oppone ciecamente sostenendo le proprie idee per ignoranza e credenze a prescindere dai fatti e dall&#8217;esperienza, i dogmatici. <\/p>\n\n\n\n<p>Ebbene, nel mio sentire queste sono differenze non etiche, perch\u00e9 non rispettose di norme sociali, ambientali o professionali, dunque differenze asociali. Relativamente a queste ultime possiamo agire stimolando un cambiamento o sperare che si modifichino in condotte, in comportamenti, azioni o scelte conformi ai principi della morale, per esempio distinguendo il giusto dall&#8217;ingiusto. Invece per quanto riguarda le prime, quelle differenze ingiuste che si traducono in diseguaglianze sociali, possiamo fare molto.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, per rimanere all\u2019interno della questione degli \u201cinquinanti eterni\u201d, di cui tanto si parla, possiamo organizzare e suggerire filiere controllate di cibo, di suppellettili della quotinianit\u00e0 e informare sui diritti fondamentali della natura, di cui facciamo ahim\u00e8 parte, visto che siamo gli unici artefici del suo costante squilibrio, per promuovere una crescente consapevolezza della loro inderogabile tutela. Ma fatto questo, dobbiamo prendere atto che rimane un\u2019azione di nicchia, che permetter\u00e0 solo ad alcuni di accedere a cibo sano, acqua salubre e oggetti meno impattanti sulla salute, se non \u00e8 accompagnata da una forte pressione dal basso per condizionare la politica a scelte diverse e improcrastinabili, atte a garantire questi diritti alle future generazioni e in ultima analisi modificare o perlomeno attenuare l\u2019evoluzione negativa dei cambiamenti climatici in corso.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni volta che questi diritti vengono negati o impediti diventano comunque dei privilegi per pochi, magari solo per quelli pi\u00f9 coscienti della responsabilit\u00e0 anche individuale di fare scelte etiche e sostenibili, ma pure la persona pi\u00f9 disattenta al proprio ambiente e alla tutela del territorio ha quegli stessi diritti, e a maggior ragione tutte e tutti coloro che versano in condizioni di estrema fragilit\u00e0. Purtroppo, per quanto si diffondano progressivamente ai nostri tempi, le pratiche virtuose che ognuno di noi pu\u00f2 abbracciare e condividere rimangono relegate ad una una piccola parte di persone, la maggior parte della popolazione \u00e8 esclusa da una preinformazione e da un controllo puntuale e generale che garantisca assenza di molte sostanze chimiche scientificamente dimostrate dannose, fra cui le pfas, e quindi continua ad assumere quotidianamente cibo contaminato.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste spesso sono proprio le persone pi\u00f9 fragili, pi\u00f9 sprovvedute, a basso, bassissimo o nullo reddito, in situazioni di isolamento o emarginazione, ma anche molta parte della popolazione pigra o restia ad affrontare la realt\u00e0 in termini scientifici, di beni comuni e di collettivit\u00e0, che si affanna a concepire il pianeta come risorsa da sfruttare e da cui trarre singolari vantaggi. L\u2019azione pi\u00f9 importante rimane non infine ma in principio quella politica della contestazione, della denuncia diffusa, delle azioni di controinformazione, monitoraggio civico, segnalazioni fino ad organizzarsi in vertenze popolari, manifestazioni di dissenso che possano far valere i diritti umani e non umani per inquadrare finalmente la natura come soggetto, con propri diritti, in chiave antispecista.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo ristabilire un rapporto, come forse esiste ancora in alcune popolazioni native o in piccole comunit\u00e0, di reciprocit\u00e0 del sistema vivente, non ci possono essere vantaggi di pochi, perch\u00e9 ecologia, giustizia e uguaglianza sociale sono sostanzialmente la stessa cosa. La natura ci sta avvertendo della nostra vulnerabilit\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 tempo di distinzioni di specie, che abbiamo solo sfruttato portandoci ad avere vantaggi ma anche ad essere sempre pi\u00f9 vulnerabili.<\/p>\n\n\n\n<p>A questa vulnerabilit\u00e0 dobbiamo prestare attenzione e possiamo affrontarla in modo pi\u00f9 idoneo anche adottando un codice affettivo diverso da quello maschile e padronale adottato fino ad ora, il codice materno, che \u00e8 un codice di accoglienza, di ascolto e di mutualit\u00e0. Il dia-logo, il discorso, la parola, il pensiero che procede attraverso gli scambi.<\/p>\n\n\n\n<p>Adriano Favole in un suo contributo dal titolo \u201cLe parole sono germogli. Per un nuovo lessico dell\u2019ambiente\u201d scrive: \u201cIl titolo di questo contributo \u00e8 ispirato a una frase che ebbi occasione di raccogliere nel corso di un\u2019intervista, ormai pi\u00f9 di vent\u2019anni fa. Discutendo di tradizioni e cultura, Octave Togna, un attivista e uomo politico kanak (Nuova Caledonia, Oceania), mi disse che noi occidentali abbiamo spesso una visione statica, a volte passatista delle \u201caltre\u201d culture. Queste, al contrario, appaiono perlopi\u00f9 in trasformazione e soprattutto proiettate verso il futuro. Per spiegarmi il concetto, Togna disse: \u201cQuando un essere umano nasce, riceve all\u2019interno della sua societ\u00e0 un germoglio di parola e la sua missione consiste nel ricercare il resto del discorso\u201d.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni settanta del Novecento emerge in ambito ecologico il concetto di ecosistema, un tutto vivente dove ogni elemento svolge un ruolo indispensabile all\u2019equilibrio dell\u2019insieme, la natura ce lo insegna da tempo immemore, non crea differenze ingiuste, dobbiamo solo copiare, usando la nostra \u201c<strong>intelligenza<\/strong>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, oggi, a mio avviso non pu\u00f2 essere dimostrazione di intelligenza dichiarare che le pfas devono continuare ad essere prodotte per usi essenziali nel settore militare, cio\u00e8 produzione di armi di ogni tipo, comprese bombe e missili, per cui chi non perir\u00e0 violentemente si ammaler\u00e0 a causa degli effetti dannosi delle \u201csostanze chimiche eterne\u201d di cui gli scenari di guerra saranno impregnati per decenni e inoltre ecosistemi, paesaggi, culture verranno cancellati dalla storia del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>A proposito di questa mia ultima riflessione voglio chiudere riportando alcuni passaggi del bellissimo discorso fatto da Gino Strada, fondatore di Emergency, nel corso della cerimonia di consegna del \u201cPremio Nobel Alternativo\u201d nel 2015, perch\u00e9 le sue parole sono, anch\u2019esse a distanza di oltre dieci anni, attualissime.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2026\u201cMi \u00e8 occorso del tempo per accettare l\u2019idea che una \u201cstrategia di guerra\u201d possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del \u201cpaese nemico\u201d. Ancora oggi per me quei bambini sono il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2026\u201cAll\u2019inizio del nuovo millennio, non vi sono diritti per tutti ma privilegi per pochi. La pi\u00f9 aberrante, diffusa e costante violazione dei diritti umani \u00e8 la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u2026\u201c\u00c8 possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano? Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non \u00e8 la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente. L\u2019abolizione della guerra \u00e8 il primo e indispensabile passo in questa direzione. Posssiamo chiamarla utopia, ma il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilit\u00e0 non ancora esplorata e portata a compimento. Molti anni fa anche la schiavit\u00f9 sembrava utopistica: oggi l\u2019idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavit\u00f9 ci repelle. Quell\u2019utopia \u00e8 divenuta realt\u00e0. Anche un mondo senza guerre deve diventare una realt\u00e0: lavorare insieme per un mondo senza guerra \u00e8 la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E questo concetto vale anche per le pfas e tutte le sostanze nocive con cui continuiamo a \u201cbombardare\u201d il pianeta.<\/p>\n\n\n\n<p><em>dott. Claudio Lupo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A dieci anni dalla Marcia dei Pfiori. Scrivo questo mio piccolo contributo cogliendo la memoria storica che Alberto Peruffo ci ha offerto del maggio di dieci anni fa. 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