{"id":663,"date":"2026-02-10T16:08:19","date_gmt":"2026-02-10T15:08:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/?p=663"},"modified":"2026-02-10T16:10:44","modified_gmt":"2026-02-10T15:10:44","slug":"veneto-il-commento-di-claudio-lupo-al-convegno-pfas-nelle-acque-e-nel-suolo-pedemontano-vicentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/?p=663","title":{"rendered":"Veneto | Il commento di Claudio Lupo al convegno &#8220;PFAS nelle acque e nel suolo pedemontano vicentino&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"800\" src=\"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-664\" style=\"width:298px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo.jpg 800w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo-80x80.jpg 80w, https:\/\/www.zeropfas-italia.org\/wp-content\/uploads\/2026\/02\/Claudio-Lupo-320x320.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Sabato 7 febbraio 2026 ero presente al convegno \u201c<strong>PFAS nelle acque e nel suolo pedemontano vicentino. Le gallerie della Superstrada Pedemontana Veneta e il loro impatto ambientale<\/strong>\u201d, che si \u00e8 svolto a Marano Vicentino, con\u00a0il patrocinio del comune ed organizzato da Acqua Bene Comune, in collaborazione con Rete Zero PFAS Veneto, Forum italiano dei Movimenti per l\u2019acqua, Comitato consultivo utenti del Consiglio di Bacino Bacchiglione, Comitato Tuteliamo la Salute e Coordinamento Tutela Territorio Breganze. Introducendo e descrivendo la situazione attuale Filippo Canova, dell\u2019associazione Acqua Bene Comune, ha presentato i relatori: Renzo Segato, Presidente di Consiglio di Bacino Bacchiglione, Francesco Corvetti, direttore generale di Consiglio di Bacino Bacchiglione, Claudia Marcolungo, docente di Diritto Ambientale Unipd, Lorenzo Altissimo, ex dirigente del centro idrico di Novoledo. Presenti assieme a me fra il pubblico appartenenti a tutte le sigle che hanno aderito e altre da sempre attive nel mondo dell\u2019ambientalismo sul problema delle sostanze pfas e in generale sull\u2019inquinamento del territorio vicentino, come ISDE medici per l\u2019ambiente, Greenpeace, Medicina Democratica, Il mondo di Irene e anche alcuni docenti di scuole incontrati in questi anni, a testimonianza dell\u2019ottimo lavoro svolto dal gruppo Acqua Bene Comune. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Interessante il bilancio di questo incontro, non tanto per alcuni dati ormai conosciuti sulle caratteristiche della grande famiglia di queste sostanze (PFAS), sulla loro pervasivit\u00e0, persistenza e ricadute sulla salute, quanto per aver centrato l\u2019attenzione su una di esse, il PFBA, sulla SPV (Pedemontana Veneta) dopo il disastro della MITENI, su alcuni dati, che fanno capire l\u2019enormit\u00e0 del problema, su cronologie storiche e scientifiche, che proiettano ombre sul tempo trascorso da quando in realt\u00e0 gi\u00e0 si conoscevano effetti e conseguenti rischi non applicando il principio di precauzione. <\/strong>Partendo dall\u2019introduzione di Filippo Canova, dell\u2019associazione Acqua Bene Comune ci viene ricordato un dato che da solo dovrebbe farci riflettere quanto a distruzione o perlomeno grave alterazione del territorio: dai lavori nelle gallerie per la costruzione di quest\u2019opera\u00a0sono stati estratti 7 milioni di metri cubi di rocce da scavo e materiali di risulta; circa la met\u00e0 sono stati usati per riempire le carreggiate dell\u2019infrastruttura, una parte sono stati messi a dimora per riempire le ex cave di argilla, mentre un ultimo quantitativo \u00e8 stato stoccato in cave dismesse o attive nel territorio che va da Sarcedo ad Arzignano. Ci\u00f2 potrebbe anche essere tollerato se l\u2019opera fosse necessaria (anche per costruire un edificio si scava e si asporta terra), se non ci fosse un particolare, la roccia da scavo \u00e8 stata contaminata dal materiale usato nella costruzione della galleria stessa, attraverso la tecnica spritz beton, quindi calcestruzzo e acceleranti, appunto PFBA. Secondo lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) della Spv che la Regione Veneto ha commissionato alla Sinergeo (firmato l\u201911.8.2025<strong>), \u201cla popolazione potenzialmente esposta ammonta nel complesso a ca 125.000 persone\u201d<\/strong>: probabili persone esposte ai PFBA che sono stati rilevati nelle acque di dilavamento dalla galleria (https:\/\/va.mite.gov.it\/File\/Documento\/1316059). Renzo Segato, presidente del\u00a0Consiglio di Bacino Bacchiglione, ha descritto le aree di competenza e le mansioni dell\u2019ente, costituito da 134 comuni, distribuiti tra la provincia di\u00a0Padova,\u00a0quella di\u00a0Vicenza\u00a0e di\u00a0Venezia.La gestione del servizio idrico integrato \u00e8 affidata a tre gestori \u2013 Acque venete S.p.A., AcegasApsAmga S.p.A. e Viacqua S.p.A., che devono garantire adeguati standard qualitativi. Ha ricordato che ad agosto sono state approvate le nuove zone di salvaguardia dei pozzi idropotabili di Dueville e Villaverla, dopo superamento delle perplessit\u00e0 emerse durante un\u2019assemblea dei sindaci. Perplessit\u00e0 dovuta anche al fatto che la Regione Veneto non ha ancora dettato le linee guida per quanto riguarda le zone di salvaguardia. <strong>Nota positiva \u00e8 l\u2019impegno a tutelare la risorsa idrica a favore delle future generazioni, anche in relazione ai possibili impatti dei cambiamenti climatici in corso, attraverso interventi che mirano a garantire la sicurezza dell\u2019acqua potabile e la sua qualit\u00e0.<\/strong> Francesco Corvetti, ingegnere e direttore generale di Consiglio di Bacino Bacchiglione, ha condiviso note tecniche sul progetto triennale dedicato alle falde, con l\u2019ausilio dei dati raccolti dal Centro idrico di Novoledo, per conoscerle meglio e grazie anche alle nuove tecnologie poter in futuro prevenire possibili contaminazioni. Ha illustrato la vastit\u00e0 di ambito che gestisce 100 pozzi e 300 sorgenti e sta lavorando per predisporre le aree di salvaguardia oltre la gestione di un piano di sicurezza delle acque, a partire dal punto di prelievo (pozzo o sorgente) fino ad arrivare al rubinetto di casa, mettendo in atto azioni di continuo controllo e tutela<strong>. Il progetto per predisporre tutte le aree di salvaguardia \u00e8 iniziato nel 2020 in previsione di essere completato entro il 2028 per un totale di 6 lotti di cui 2 lotti gi\u00e0 completati<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Visione scientifica e legislativa affrontate da Claudia Marcolungo, docente di Diritto Ambientale all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Padova, <strong>che ha chiarito come la molecola PFBA non sia classificata come le altre sostanze ma sia in fase di \u201cpreregistrazione\u201d, sottolineando che ci\u00f2 non significa che il PFBA non debba sollevare preoccupazioni, perch\u00e9 come tutti i PFAS ha un carattere di&nbsp;persistenza nell\u2019ambiente, tanto \u00e8 vero che per alcune comunit\u00e0 scientifiche questa caratteristica potrebbe di per s\u00e9 inquadrarla come molecola pericolosa<\/strong>. Ci\u00f2 detto per sottolineare che il PFBA si trova in questa particolare situazione di regolamentazione \u201cparziale\u201d e la necessit\u00e0 di ottenere ancora risultati e soprattutto conoscenze sui valori di fondo di questa sostanza nelle matrici per intercettare eventuali anomalie. <strong>Marcolungo considera l\u2019anno 2006 come data interessante<\/strong>, perch\u00e9 in quell\u2019anno abbiamo non solo il parere di una commissione che si occupava di queste infrastrutture e produce una serie di dispositivi, ma \u00e8 anche lo stesso anno in cui c\u2019\u00e8 il parere del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) che sostanzialmente d\u00e0 il via a quella che sar\u00e0 poi la Pedemontana. Ricorda come sempre <strong>nel 2006, in presenza di un vuoto normativo, viene approvato il dlgs 152 (chiamato anche Codice dell\u2019Ambiente) ed \u00e8 anche l\u2019anno in cui la Direttiva 2006\/122\/CE avverte che il PFOS \u00e8 una sostanza che desta preoccupazione ed \u00e8 pericolosa<\/strong> (http:\/\/data.europa.eu\/eli\/dir\/2006\/122\/oj) e il Parlamento europeo dunque interviene per modificare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso di talune sostanze e preparati pericolosi (perfluorottano sulfonati) <strong>ma richiama l\u2019attenzione anche al PFOA<\/strong> che potrebbe essere altrettanto. Quindi pur essendo tutto in evoluzione \u00e8 pur vero che c\u2019erano delle indicazioni su cui riflettere. Inoltre \u00e8 <strong>anche l\u2019anno in cui viene approvata la normativa sulle acque sotterranee<\/strong>, importante perch\u00e9 si sviluppa lungo tre assi che sono proprio quelle su cui si sono ritenute le maggiori criticit\u00e0 e <strong>vengono date specifiche prescrizioni, cio\u00e8 le terre e rocce di scavo (dettagliare e quantificare), i siti di deposito e stoccaggio (ricognizione cave e discariche) e i pozzi ed acquiferi destinati al consumo umano pi\u00f9 le zone di rispetto<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nel 2013 poi emerge in tutta la sua nota gravit\u00e0 il caso della Miteni<\/strong> che si auto-denuncia e inizia l\u2019attivit\u00e0 di ARPAV e dei Gestori, prescrivendo anche l\u2019inizio della caratterizzazione delle terre per predisporre un piano di gestione dei rifiuti, anche se ci\u00f2 fino al 2019 sar\u00e0 ancora incompleto. In una situazione sicuramente complessa, in cui anche la ricerca richiede i suoi tempi e risorse, <strong>c\u2019erano per\u00f2 stati segnali di allerta, ponendo attenzione giuridica alla necessit\u00e0 di salvaguardia delle acque, purtroppo scarsamente recepiti<\/strong>. Le criticit\u00e0 sono evidenti sia per una progressiva gravit\u00e0 del contesto, per la complessit\u00e0 del quadro e delle matrici impattate, per set di dati disponibili spesso non adeguato, ma anche per implementazione dei monitoraggi agli scarichi o per prassi delle autorizzazioni e delle deroghe, per citarne alcune. Ci troviamo in una situazione in cui il carico ambientale non pu\u00f2 aumentare, mentre tra il 2017 e il 2020 si sono aggiunte altre situazioni critiche e <strong>ci troviamo tra vulnerabilit\u00e0 e pressioni antropiche, un quadro che non pu\u00f2 essere aggravato ulteriormente e in particolare andrebbero attenzionate alcune zone critiche, Thiene, Sarcedo, Breganze, Maragnole, ma anche Bassano, Montecchio Maggiore, Creazzo, Legnago, Verona per citarne alcune.<\/strong> Considerando i molti punti dolenti fra cui disciplina delle terre e rocce da scavo, ritardi attuativi degli enti, livello ministeriale debole, debolezza del sistema di responsabilit\u00e0 ambientale, \u201cmito\u201d dell\u2019economia circolare oggi afferma Claudia Marcolungo dobbiamo puntare ad analisi dinamiche di diffusione, monitoraggio dei corsi d\u2019acqua e irriguo (per cui servono risorse economiche ed umane), assesment siti deposito e matrici, riduzione fonti di pressione, tracciabilit\u00e0 TRS e rifiuti, capitolati pi\u00f9 rigorosi per PFAS, riesami e rinnovi AlA ad hoc, maggior carico di dati per le imprese, politica eco-industriale e bonifiche, potenziamento risorse per controllo, messa a regime sistemi di tutela e AdS, assunzione di responsabilit\u00e0, centralit\u00e0 e rilevanza del focus territoriale. <strong>Serve semplificare le norme ed in attesa di definire le aree di salvaguardia iniziare a pensare ad una politica anche economica rispettosa dell\u2019ambiente e dei territori.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Lorenzo Altissimo, ex dirigente del centro idrico di Novoledo, esordisce affermando che <strong>viviamo in un territorio fortemente antropizzato, consumato, dove le risorse sono esaurite e purtroppo gli episodi che vediamo ogni tanto riaffiorare sono una sconfitta della tutela dell\u2019ambiente e del territorio<\/strong>. Ricorda come il 90% delle acque potabili in Veneto, ricchissimo di acqua, provenga da acque sotterranee (67,1% da pozzi e 23,5% da sorgenti). <strong>Le falde della media-alta Pianura Veneta sono una fonte non sostituibile per l\u2019approvvigionamento idropotabile di centinaia di migliaia di abitanti del Veneto<\/strong>, senza questa dovremmo ricorrere ad acqua \u201cindustriale\u201d, potabilizzata, in bottiglia. Su quel 67\/70 % di territorio sotto il quale scorre l\u2019acqua noi viviamo e facciamo tutte le nostre attivit\u00e0, compresi gli scarichi e per questo la Regione Veneto afferma che gli acquiferi vanno tutelati e quindi esiste un Piano di Risanamento delle acque, un Piano di Tutela delle acque, ma visti risultati che si continuano a vedere probabilmente questi piani valgono poco. <strong>Quasi tutti i pozzi dei vari gestori sono trattati con filtri a carboni attivi<\/strong>. Episodi di inquinamento delle acque si sono verificati anche in passato, il primo caso fu quello negli anni \u201970 da cromo esavalente a Tezze sul Brenta e la cui bonifica \u00e8 iniziata l\u2019anno scorso. Poi negli anni \u201870\/\u201980 quelli da solventi clorurati, nel\u201977 da benzotrifluoruri (RIMAR) e poi altri sempre da cromo e solventi e da ultimo nel 2013 la MITENI (iniziato in realt\u00e0 negli anni \u201960, per cui sono 22 i casi segnalati fino ad oggi nel vicentino. <strong>L\u2019acquifero di Dueville \u00e8 il secondo di importanza, quello di Almisano \u00e8 perso per decenni<\/strong> (\u00e8 trattato con filtri ed il prelievo \u00e8 stato dimezzato a 250l\/sec). Accenna alla politica delle diversificazioni delle fonti da sempre attuata per sicurezza di gestione, al PFBA e ai limiti nelle acque, precisando che di solito negli anni si sono sempre abbassati (riconoscendone dunque l\u2019ulteriore tossicit\u00e0) ed ai limiti di quantificazione dei laboratori, nonch\u00e9 alla rete di laboratori dei gestori. Afferma che la <strong>presenza in ambiente del PFBA<\/strong> \u201c<em>Dall\u2019alto la falda a ovest della provincia \u00e8 gi\u00e0 compromessa e l\u2019uso degli acceleranti di presa nelle galleria della SPV ha provocato un\u2019ulteriore fonte di contaminazione con i PFBA<\/em>\u201d proviene dagli acceleranti di presa per cementi da scavo da roccia e da deposito in cave\/discariche autorizzate dalla Regione Veneto. Accenna ai limiti di scarico e al fatto che essi devono rientrare fra i limiti di potabilit\u00e0 (100 ng\/litro come somma). <strong>Questi acquiferi da decenni sono sottoposti ad un intenso sfruttamento, un utilizzo che \u00e8 al di sopra della soglia di sostenibilit\u00e0 tanto che i livelli di falda si abbassano ed \u00e8 diminuita la portata media delle risorgive, questo \u00e8 un segnale molto preoccupante e conferma che il territorio \u00e8 molto compromesso, dall\u2019aria, al sottosuolo, al consumo di suolo e cementificazione.<\/strong> Infine, c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0 di attivare un nuovo strumento che sono le aree di salvaguardia, ma speriamo non sia un\u2019arma spuntata. <strong>O tuteliamo le fonti e mettiamo al primo posto la tutela del territorio e dell\u2019acqua che beviamo e li mettiamo davanti agli interessi economici altrimenti se prevalgono gli interessi economici si danno deroghe, prescrizioni, cos\u00ec anche adottando non pi\u00f9 un criterio geometrico bens\u00ec idrogeologico alle aree di salvaguardia si rischia di non applicarlo correttamente per esempio nel caso di attivit\u00e0 preesistenti dovendo decidere quali criteri adottare nei confronti della tipologia di quelle attivit\u00e0 ed \u00e8 la Regione che deve assumersi la responsabilit\u00e0.<\/strong> Secondo Altissimo \u00e8 necessario che sia cambiata la politica di gestione del territorio per poter evitare ulteriori casi in futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Fra le rappresentanze politiche presenti Chiara Luisetto ha affermato che, in attesa della data della Conferenza dei Servizi sulla decisione definitiva per il progetto Silva, \u00e8 necessario accelerare la questione delle aree di salvaguardia.&nbsp;<strong>Tutte le parti politiche presenti o in remoto (Cristina Guarda) hanno riconosciuto ed apprezzato il lavoro della societ\u00e0 civile e Sara Baldinato, assessora all\u2019Ambiente del Comune di Vicenza, ha fatto un appello a coinvolgere i giovani <\/strong>per renderli consapevoli sulla situazione del Veneto, <strong>mi domando dove erano costoro in questi otto anni da quando andiamo nelle scuole ad incontrare le future generazioni per sensibilizzarli ed informarli, spesso non aiutati se non ostacolati in questa attivit\u00e0 ed ho chiesto ai presenti se ritengono che non sia giunto il momento, visto che i cittadini sono anche persone politiche che dal basso difendono i beni comuni ed i diritti umani, oltre che elogiarli di farli finalmente sedere assieme al tavolo dei decisori per realizzare una politica ed una giustizia partecipate.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Claudio Lupo medico ISDE<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato 7 febbraio 2026 ero presente al convegno \u201cPFAS nelle acque e nel suolo pedemontano vicentino. 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