Domenica 21 giugno 2026 ore 18:30 – 20:00. Festa del Solstizio d’estate a tutela del nostro territorio – Soc. agricola Riva Granda – Colceresa (VI)

Acqua o capannoni?

Non tutti i luoghi sono uguali!

Ce ne sono alcuni che hanno qualcosa che li rende speciali: la vicinanza ad un monumento di grande pregio, un particolare biotopo in cui si riproduce una specie rara; il cono di visuale di un paesaggio unico; il posto dove è avvenuto un fatto storico. La nostra normativa nel tempo si è evoluta per tutelare questi luoghi, per renderli inviolabili, per conservarli a vantaggio di tutti, anche di chi non è ancora nato, anche di chi non ne trae un vantaggio diretto: si pensi alle aree naturali protette od ai siti UNESCO.

La normativa ha seguito l’evoluzione culturale della nostra società che ha imparato a dare valore a quei luoghi “speciali”. Se si pone la domanda “qual è la risorsa più preziosa che abbiamo?”, probabilmente molti di noi risponderanno “l’acqua!”.

E cosa dobbiamo fare per tutelarla?

Darci buone leggi contro l’inquinamento, farne un uso oculato ma soprattutto tutelare le sorgenti da cui preleviamo l’acqua più preziosa, quella potabile.

La Regione del Veneto, dopo anni, ha finalmente adottato una procedura che individua le aree di salvaguardia dei pozzi dei nostri acquedotti, commissionando studi dettagliati per capire quali zone ad essi limitrofe vanno tutelate per garantirne l’integrità dal punto di vista qualitativo (prevenire l’inquinamento) e quantitativo (garantire la continua disponibilità della risorsa).

La tutela di queste aree è demandata ai Comuni che le dovrebbero recepire nei loro strumenti urbanistici, evitandone la compromissione ed in particolare l’insediamento di attività incompatibili. Ed è qui che la normativa regionale mostra la sua inefficacia.

IL CASO COLCERESA

I pozzi di località Cantarana, gestiti da Etra per alimentare gli acquedotti locali, sono stati tra i primi ad essere oggetto di studi specifici in base ai quali nel 2024 la Regione ha disegnato una ben precisa area di salvaguardia.

Nonostante questo, il Consiglio Comunale di Colceresa la sera del 29 aprile 2026 ha autorizzato che in piena zona di ricarica della falda, nel cuore dell’area di salvaguardia dei pozzi di via Cantarana, possa insediarsi un nuovo impattante insediamento produttivo, che prevede la pavimentazione di 70.000 m2 di pregiatissimo suolo agricolo, in un’area classificata come di grande pregio agricolo ed ambientale, riducendo in modo significativo la possibilità che la falda da cui viene emunta l’acqua si possa ricaricare in modo naturale.

Evidentemente la logica dello “sviluppo”, impersonificata dal capannone industriale, viene giudicata sovraordinata ad ogni altra esigenza, anche a quella di tutelare la risorsa più preziosa che abbiamo: l’acqua.

Il caso di Colceresa mostra che la normativa regionale è del tutto insufficiente e va adeguata. Ma soprattutto testimonia che i soggetti chiamati ad amministrare il territorio devono fare un grande salto culturale, analogo a quelli che ci hanno portato nel tempo a difendere i nostri monumenti, i biotopi, i paesaggi, i luoghi storici: dobbiamo dare un valore sovraordinato alla tutela dell’acqua, davanti alla quale non c’è capannone che tenga.

Colceresa purtroppo ci insegna che la strada da fare è ancora tanta!

Giustino Mezzalira
Presidente associazione Acqua Agricoltura Ambiente

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