PFAS, un disastro annunciato. Il nuovo libro di Laura Fazzini

Siamo nel 1936 quando Roy J. Plunkett, giovane chimico che lavora per il colosso Dupont, incorre in modo fortuito alla creazione della sostanza perfetta, il Ptfe (politetrafluoroetilene) il “Forever Chemical” il composto chimico per sempre.

Il legame tra fluoro e carbonio é tra i più forti di tutti e presto tali molecole verranno utilizzate per il Manhattan Project destinato alla creazione della bomba atomica.

Da quegli anni l’industria chimica mondiale sperimenta un po’ per volta i composti chimici PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nei più svariati settori, a partire da quello militare, con la produzione di armi e munizioni, fino agli anni del boom economico dal 1950 in poi, in ambito farmaceutico, industriale con la produzione delle rivoluzionarie pentole antiaderenti, al settore tessile con i tessuti antimacchia sino alla produzione delle schiume antincendio. Sono gli anni del dopoguerra, gli anni della ripresa economica, gli anni in cui dopo miseria e sofferenza si sogna un tenore di vita migliore, più agiato e privo di preoccupazioni.

Da allora, progressivamente, come un incantesimo, cala un velo su buona parte del nostro pianeta, quello più industrializzato, un velo trasparente, incolore, inodore, insapore (i Pfas non hanno colore, sapore ed odore) un velo che crea l’illusione di una vita migliore anestetizzando le coscienze umane per più di mezzo secolo.

Nella seconda metà del ‘900 i colossi chimici americani Dupont e 3M hanno già le prove scientifiche della pericolosità di queste sostanze, ma gli interessi economici sono troppo elevati per avvisare gli Enti.

Nel 1998 l’ avvocato, Robert Billot, apre il vaso di pandora, scopre che i corsi d’ acqua superficiali (e le falde) diventano contenitori dei residui di una chimica scellerata, intenta causa contro il colosso Dupont, lo mette in ginocchio e vince. Per la prima volta si sente parlare di Pfoa (Acido perfluoroottanoico) il più temuto della famiglia dei Pfas che conta più di 4000 molecole identificate. Nel 2023 il Pfoa viene dichiarato cancerogeno per l’uomo dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). Dagli anni 2000 PFAS diviene un termine ridondante nel substrato del linguaggio industriale chimico tra continenti. Quello che non si può più produrre negli Stati Uniti viene prodotto in Europa, in Italia, in Piemonte, in Veneto, a Trissino in provincia di Vicenza, sopra una falda di ricarica , la seconda più grande d’ Europa.

Laura Fazzini, videomaker, appassionata di temi ambientali, nata a Venezia città d’ acqua per eccellenza, percorre con discrezione i territori veneti feriti, unendosi un po’ per volta a cittadine e cittadini violati da queste sostanze tossiche, marchiati a vita nel sangue e nell’animo dalle elevatissime concentrazioni di Pfas.

Fazzini rimane ai lati, osserva, studia, incontra tutti coloro che possono rendere queste temibili molecole, i Pfas, visibili. Crea contatti preziosi tra università, scienza e popolazione danneggiata. Segue per sette anni le vicende delle comunità colpite. Diventa parte dell’attivismo locale, prima veneto poi piemontese. Si unisce nel vicentino alla popolazione che trova la forza di gridare e di agire al di là di sigle e loghi associativi, generando un’onda travolgente: il Movimento No Pfas del Veneto.

Nel 2021 ha inizio il più grande processo della storia ambientale d’Italia, quello contro l’azienda di Trissino, che ha inficiato definitivamente la seconda falda più grande d’ Europa, contaminando tramite gli acquedotti più di 350.000 abitanti, destinati a diventare più di 800.000 per contaminazione alimentare. La sentenza viene emessa dal Tribunale di Vicenza in corte d’ assise il 26 giugno 2025. Fazzini in quattro anni non perde un’udienza. Il risultato della sentenza di primo grado del cosiddetto processo Pfas/Miteni è storico: undici tra dirigenti ed ex manager della multinazionale coinvolta sono stati condannati per disastro ambientale, avvelenamento di acque e reati collegati, con pene complessive per 141 anni di carcere (da circa 2 a 17 anni e mezzo per ciascuno) e risarcimenti alle parti civili per milioni di euro complessivi.

Dopo 12 anni dalla conclamazione in Italia della contaminazione prima e disastro poi, la società civile ottiene una prima giustizia. Ma l’autrice e le genti dei luoghi in Veneto sanno che ferite così mai si rimargineranno. Un danno/inganno di tale portata non può essere accaduto solo per colpa di aziende chimiche. C’è stato un vuoto, una presa di coscienza tardiva da parte degli Enti controllori. Quando si hanno nel corpo concentrazioni di sostanze tossiche tra le più alte al mondo, la fiducia nei confronti delle Istituzioni cade. Le vaste pianure, i corsi d’ acqua, i colli tra le province di Vicenza, Verona e Padova, per chi ha investito e sta investendo più di un decennio in impegno e lotte contro i Pfas e il sistema che ha permesso un tale disastro, non vengono più visti rigogliosi e bucolici come un tempo. La falda è perduta. La bonifica sembra un’utopia. Tale disastro rimette in discussione il rapporto tra Istituzioni e la convivenza con un “progresso scorsoio” come lo definisce Andrea Zanzotto.

Laura Fazzini ci consegna un’inchiesta puntuale, dettagliata, incalzante, il cui finale deve ancora essere scritto, e sprona il lettore ad andare a fondo, a documentarsi, perché come afferma lei stessa: “Una corretta e giusta informazione, tutela tutti”.

Marzia Albiero
Attivista-Movimento No Pfas del Veneto

Potrebbero interessarti anche...