Veneto | Gli studenti di Schio nel progetto ONE HEALTH. Quando la chimica è contro la vita.
L’attività del gruppo educativo Zero Pfas del Veneto che da otto anni porta nelle scuole la cultura del rispetto dell’ambiente come forma di protezione della salute umana e animale, ha vissuto un altro importante momento di condivisione durante il convegno “Democrazia e impegno civico: alcune sfide comuni”, organizzato al teatro dell’OPSA di Sarmeola con la presenza di 450 studenti.

Il cuore del contenuto del convegno si è snodato attorno a tre pilastri fondamentali:
1. Il ruolo della scuola come presidio di legalità Donata Albiero ribadisce con forza che parlare di PFAS nelle classi non è solo un atto didattico, ma un dovere civico. In un contesto dove le istituzioni hanno spesso latitato, il progetto scolastico ha raggiunto migliaia di studenti, genitori e docenti. L’obiettivo è trasformare i ragazzi da spettatori passivi a “sentinelle del territorio”, capaci di leggere i dati scientifici e di pretendere trasparenza sui rischi per la salute legati a queste “sostanze eterne”.
2. La denuncia contro la lobby della chimica e il silenzio mediatico Nel testo emerge l’amara riflessione sulla difficoltà di fare informazione indipendente in Italia. L’inchiesta supportata da testate internazionali e dal Pulitzer Center, citata come esempio di eccellenza, dimostra quanto sia complesso denunciare lo strapotere della lobby chimica. Viene sottolineato il coraggio delle piccole testate e degli esperti (medici ISDE, scienziati, docenti) che, a differenza dei grandi media nazionali, hanno scelto di fare i nomi dei responsabili del disastro ambientale veneto.
3. Verso un nuovo paradigma culturale: “One Health” L’intervento si conclude con una visione olistica: la salute umana è inseparabile da quella dell’ambiente. La battaglia No PFAS non riguarda solo i filtri dell’acqua, ma un intero modello di sviluppo che ha privilegiato il profitto alla vita. La sentenza contro la Miteni di Trissino è vista non come un traguardo, ma come un punto di partenza per una nuova consapevolezza.

In conclusione, il messaggio di Donata Albiero di CILLSA è un appello alla resistenza culturale: finché la scuola continuerà a nominare l’innominabile e a formare coscienze critiche, la speranza di una bonifica reale e di un’Italia libera dai veleni resterà viva. Un ringraziamento speciale va ai colleghi e alle testate coraggiose che continuano a dare voce a chi non ne ha.

