Veneto | PFAS, la denuncia del dott. Cordiano: i numeri sulla salute che restano nell’ombra

A quasi dieci anni dall’emersione della contaminazione da PFAS in Veneto, il quadro sanitario solleva ancora pesanti interrogativi. In un’intervista su TrendSanità, il dottor Vincenzo Cordiano (Presidente ISDE Veneto) denuncia la mancanza di trasparenza istituzionale sui dati epidemiologici correlati a queste sostanze.

I punti salienti emersi dall’articolo:

  • Mortalità in eccesso: Studi ISDE e dell’Università di Padova evidenziano nella “zona rossa” circa 30 morti in più all’anno (circa 4.000 totali tra il 1985 e il 2014) per patologie cardiovascolari, endocrine, tumori e malattie neurodegenerative croniche.
  • Rischi materno-infantili: I dati indicano un incremento del 50-60% di nati prematuri o fortemente sottopeso (sotto 1 kg) nelle aree contaminate, oltre a casi di preeclampsia.
  • Il nodo bonifiche: Rimuovere i PFAS dal territorio veneto appare quasi impossibile data l’estensione della contaminazione. La vera emergenza ha riguardato la rete idrica potabile, che ha distribuito acqua contaminata da falde infette a tre intere province.
  • La via del bando europeo: Cinque Stati del Nord Europa propongono il divieto dei PFAS per tutti gli usi non essenziali (escludendo il settore medico), poiché per il 92% dei prodotti industriali e di consumo esistono già alternative PFAS-free.

Mentre nazioni come Danimarca e Francia applicano già le prime restrizioni, l’Italia sconta forti ritardi politici condizionati dalle lobby della chimica. Eppure, l’efficacia dei filtri idrici in Veneto ha dimostrato che riducendo l’esposizione, i livelli di tossine nel sangue diminuiscono radicalmente, confermando l’urgenza di bloccare la produzione alla fonte.

L’articolo pubblicato su TrendSanità è disponibile qui: PFAS in Veneto, i numeri della salute che restano nell’ombra

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