La Rete Zero Pfas porta l’informazione sui Pfas in Friuli Venezia Giulia
La sera del 9 ottobre, la Rete Zero Pfas Veneto è stata invitata da un gruppo di cittadini di Roveredo in Piano in Friuli per partecipare ad un incontro di tipo informativo sulla questione aperta di recente nella loro regione riguardo l’avviso emanato dai sindaci di Aviano, Fontanafredda, Porcia e Roveredo in Piano, per “la sospensione dell’utilizzo dell’acqua per uso umano e animale” da pozzi artesiani per la presenza di PFAS superiori ai limiti di Legge entrati in vigore di recente.
Sono intervenuti Gianluca Liva giornalista scientifico investigativo, Giovanna Dal Lago Mamma no Pfas, Francesco Bertola medico ISDE e Claudia Marcolungo giurista ambientale dell’università di Padova, tutti molto acclamati dal pubblico presente all’incontro.

Gianluca Liva ha ripercorso la storia italiana dei PFAS dalle prime scoperte ai giorni nostri sollevando il problema della gestione e responsabilità delle industrie chimiche sulle conseguenze ambientali e sanitarie. Ha ricordato che già nel 2018 le autorità ambientali italiane disponevano di dati sulla presenza di queste sostanze in diverse aree del Paese, compreso il Friuli-Venezia Giulia. Ha poi sottolineato l’importanza del giornalismo d’inchiesta come il “Forever Pollution Project” ed il recente “Forever Lobbying Project” pubblicati da Le Monde in collaborazione con molti giornalisti europei che hanno permesso di ricostruire la storia dell’inquinamento, le responsabilità industriali e le conseguenze ambientali e sanitarie.
Il dottor Francesco Bertola ha illustrato gli effetti di questi composti sulla salute, sottolineando come anche un’esposizione a basse concentrazioni di inquinanti, se protratta nel tempo, possa risultare più dannosa rispetto a un’esposizione a concentrazioni elevate, ma limitata a un breve periodo.
Claudia Marcolongo ha ribadito che “l’incertezza scientifica non può diventare una giustificazione per rimandare le decisioni: i principi di prevenzione e precauzione impongono di agire anche prima che il danno sia quantificato con assoluta certezza” indicando che le priorità sono: individuare le fonti della contaminazione, verificare la qualità delle falde e delle acque potabili, controllare le attività produttive e avviare, dove necessario, interventi di contenimento e bonifica. Particolare attenzione va riservata ai siti industriali, militari e alle discariche, potenziali fonti di rilascio di queste sostanze.
Giovanna Dal Lago, del movimento Mamme No PFAS, ha emozionato tutti i presenti con il suo racconto intenso e toccante dalla scoperta di questa contaminazione fino alla presa di coscienza della situazione trasmettendo l’importanza di attivarsi concretamente per affrontare il problema.


