Pfas nelle pentole antiaderenti: in Francia le associazioni portano Tefal e il Gruppo SEB in tribunale

Mentre le multinazionali continuano a fare pressione sulle istituzioni per ritardare o smussare i divieti normativi, il fronte associativo dimostra che la tutela della salute pubblica e dell’ambiente non si arrende di fronte agli emendamenti legislativi.

È quanto sta accadendo in Francia dove, come rivelato da un’inchiesta del quotidiano Le Monde e rilanciato da un recente post di ClientEarth, il gigante dei piccoli elettrodomestici Gruppo SEB (proprietario dello storico marchio Tefal, leader mondiale delle padelle antiaderenti) si trova ora ad affrontare un duro fronte giudiziario.

Nel febbraio 2025, un’intensa attività di lobbying condotta dal Gruppo SEB presso il governo e i deputati francesi aveva permesso all’azienda di far escludere le stoviglie antiaderenti dai prodotti colpiti dalla legge nazionale contro gli inquinanti eterni.

La copertina di Libération in occasione dell’approvazione della legge che in Francia ha messo al bando i Pfas, escludendo però le pentole antiaderenti

Un anno e mezzo dopo quella controversa scelta politica, la battaglia si sposta sul piano legale per costringere l’azienda a porre fine all’uso di queste sostanze chimiche tossiche e all’inquinamento generato dai suoi siti produttivi.

Come evidenziato dal servizio di Le Monde, il gruppo è attualmente oggetto di due distinte azioni giudiziarie:

  1. Il 29 settembre è stato depositato un ricorso d’urgenza presso il Tribunale Amministrativo di Grenoble per ottenere l’immediata cessazione degli scarichi di inquinanti dello stabilimento Tefal di Rumilly, in Alta Savoia.
  2. Venerdì 9 ottobre, il gruppo è stato formalmente messo in mora affinché pianifichi l’abbandono definitivo dei PFAS in tutta la sua filiera.

Ad avviare queste azioni sono state tre importanti organizzazioni ambientaliste e per i diritti ambientali: Notre affaire à tous, Générations futures e ClientEarth. Le associazioni hanno concesso al colosso industriale tre mesi di tempo prima di citare l’azienda davanti al Tribunale di Parigi.

L’azione si fonda sulla legge sul dovere di vigilanza (devoir de vigilance), una norma che impone alle grandi imprese di identificare i rischi e prevenire gravi violazioni dei diritti umani, della salute e dell’ambiente causate dalle proprie attività.

Nel frattempo in Italia, in attesa della legge per la messa al bando dei Pfas, basterebbe attuare in maniera rigorosa le norme esistenti per le imprese nei confronti di salute e ambiente, comprese le recentissime su etichettatura ingannevole, autorizzazioni e valutazioni, sperando nel frattempo che non si allarghino le maglie a favore dei soliti grandi noti.

Come Rete Zero PFAS Italia guardiamo con grande attenzione e totale sostegno a questa azione delle organizzazioni francesi: l’inquinamento da PFAS non conosce confini — dalle produzioni industriali venete alle fabbriche francesi — e dimostra ancora una volta che l’unica strada possibile è il bando dell’intera classe delle sostanze PFAS.

Rete Zero PFAS Italia

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