Comunicato stampa 30 giugno 2026: Noi siamo stati qui

Sabato 27 giugno a Venezia davanti alle Gallerie dell’Accademia e poi ai Giardini si è rinnovato il miracolo dell’arte come azione collettiva e gesto di responsabilità civile per denunciare, testimoniare, informare e documentare la cittadinanza su una delle più gravi contaminazioni d’Europa causate dai Pfas.
È stata un’azione artistica necessaria, coraggiosa e faticosa -anche a causa delle avverse condizioni meteo.
Attraverso i loro corpi e 50 vessilli gialli e neri sventolati sotto il sole è stato formato un cerchio, all’interno del quale arte e attivismo all’unisono hanno raccontato la storia di una contaminazione da Pfas ancora in corso.
«Che cosa significa per un incisore veder centinaia di persone accettare di calpestare un’opera d’arte ? (…). E soprattutto perché» – ha scritto l’artista Roberta Feoli del collettivo Pre-Historia, che ha letteralmente offerto la propria opera incisoria intitolata Noi siamo qui (dove è raffigurata l’azienda Miteni), affinché venisse calpestata dalle nostre suole. Dai nostri corpi.
Che cosa significa calpestare il diritto all’allattamento al seno di una madre con il proprio bambino? Il disagio e la violenza psicologica di vivere in “zone di sacrificio ad alto reddito“? Lo ha provato a raccontare Silvana Gaspari di Pre-Historia attraverso la poesia, Gianfranco Parpinel e artisti del Progetto Terra Nostra, il dottor Claudio Lupo di ISDE.
La musica dal vivo di C-Duval, alter ego di Alberto Peruffo, e la canzone Inneres Auge di Franco Battiato hanno accompagnato, commentato e amplificato gli interventi degli artisti, attraverso una corale “performance informativa” dei tre Collettivi Artistici: Pre-Historia Covo d’Artista, progetto Terra Nostra, ife collective. L’azione è culminata infatti nella divulgazione di materiale artistico connettivo e dei nuovi dati raccolti grazie alle analisi indipendenti effettuate dalla Rete Zero Pfas.

L’OBBLIGO DI PUBBLICARE I DATI
Nel 2021 la sentenza del TAR ha obbligato la Regione Veneto a consegnare i dati in suo possesso alle cittadinanze colpite dalla contaminazione da Pfas. Nel settembre 2022 il Relatore Speciale dell’ONU Marcos Orellana, davanti al Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, dichiarò che la Regione Veneto «ha violato il diritto alla salute delle comunità locali». Nonostante ciò, ad oggi, la Regione Veneto continua a non rendere pubblici i dati relativi alla presenza di Pfas negli alimenti.
La Rete Zero Pfas, in modo indipendente, insieme con altri istituti di ricerca e laboratori accreditati, ha continuato a monitorare le varie matrici (non solo alimentari) in particolare nella zona ad altissimo rischio di Legnago (VR), dove insiste l’impianto di «rigenerazione carboni attivi» della multinazionale Chemviron, già fornitrice della Miteni e gestore degli scarti Pfas delle zone contaminate, degli acquedotti e dei depuratori del Veneto.
Rete Zero Pfas Veneto
Email: info.veneto@zeropfas-italia.org
https://www.zeropfas-italia.org/
I NUOVI DATI INDIPENDENTI
In sintesi, puntuale, qui di seguito divulghiamo alcune risultanze dimostrative, compreso lo studio sul vino dell’Università Ca’ Foscari di Venezia:
- Studio sulla pioggia da parte di CNR-IRSA: il referto datato 5 giugno 2026 su campioni di deposizioni atmosferiche per la determinazione del contenuto di Pfas, nella zona di Legnago, mostra una somma totale dei flussi per l’intero periodo campionato (marzo-aprile) assolutamente preoccupante: 1003 ng/mq di Pfas totali (395 ng/mq di PFOA, cancerogeno di prima classe).
- Studio indipendente sulla rucola: il referto del 18 maggio 2026 su campione raccolto sempre nelle vicinanze dell’impianto Chemviron di Legnago mostra una somma totale di 1421,4 ng/kg di Pfas (6:2 FTS=332,2; PFMS=919,6), risultato commentato dagli esperti CNR-IRSA: «le concentrazioni sono molto alte e vanno prese in seria considerazione».
- Studio indipendente sulle polveri: i referti del 18 maggio 2026 su campioni raccolti in prossimità dell’impianto Chemviron (fino a 2 km) mostrano senza ombra di dubbio la presenza di Pfas dovuti a emissioni o a frammentazioni logistiche, con punte di 124,4 mcg/kg di PFAS TOTALI (124.400 ng/kg) sul parcheggio comunale adiacente, di cui PFOA=24 mcg/kg e PFBA=29,3 mcg/kg. Quest’ultimo composto è lo stesso trovato per la
Superstrada Pedemontana Veneta e nel vino campionato dallo studio di Ca Foscari. - Accesso agli atti sui fanghi della Chemviron: grazie ad un recente accesso agli atti sui fanghi dell’impianto che “lava” gli acquedotti e i depuratori del Veneto contaminato si scopre su referto Accredia siglato 20231581-003 concentrazioni altissime di Pfas, tra cui valori elevati di PFOA (>100 mcg/kg) e soprattutto di C6O4 (4.400 mcg/kg, uguale a 4.400.000 ng/kg). La presenza di quest’ultimo rende probabile lo smaltimento dei rifiuti tossici della Solvay (ora Syensqo) di Spinetta Marengo, i cui dirigenti proprio questa settimana sono stati rinviati a giudizio per disastro ambientale e dove il composto C6O4 è il protagonista maggiore. Dimostra inoltre l’inefficacia dell’incenerimento e la ricaduta su altre matrici.
- Studio sul vino in zone contaminate da Pfas: lo studio di Ca’ Foscari pubblicato il 3 giugno 2026 mostra la presenza di Pfas in 75 su 76 campioni di vino, raccolti nelle zone contaminate. Il composto maggiormente riscontrato è il PFBA con una concentrazione mediana di 196 ng/lt e picchi superiori ai 18.000 ng/lt, in particolare nei vigneti che pescano l’acqua di irrigazione sopra il plume storico della Miteni.







