Comunicato Stampa del 30 luglio 2026 . Report Pfas 2026. Alimenti di origine animale: documento di sintesi della Regione Veneto
Prendiamo atto del “Report Pfas 2026. Alimenti di origine animale: documento sintesi” della Regione Veneto presentato il 28 luglio 2026 in conferenza stampa a Venezia dal Segretario Regionale alla Sanità e Sociale Giancarlo Ruscitti, dalla Responsabile della Direzione Regionale Prevenzione Francesca Russo e della Direttrice dell’IZS, Antonia Ricci2.
Qui di seguito in allegato (allegato 01_tabella) vi proponiamo una tabella dove abbiamo messo a confronto i dati salienti del Report del 2016-2017 con quelli del Report 2026 appena pubblicato.
Precisiamo che i dati forniti dalla Regione nel Report 2026 sono espressi in nanogrammi per grammo (ng/g) di peso fresco dell’alimento. Per facilitare la lettura e la comprensione di questi dati in rapporto alle indicazioni EFSA in merito al TWI (Tolerable Weekly Income) espresso in nanogrammi per chilo (ng/kg) abbiamo preferito esprimere tutti i dati in nanogrammi per chilo (ng/kg).
*Nota bene (1 nanogrammo per grammo (ng/g) = 1000 nanogrammi per chilo(ng/kg).
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha fissato già nel 2020 la dose settimanale tollerabile (TWI) per la somma dei 4 PFAS (PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS) a 4,4 ng/kg di peso corporeo alla settimana, quindi:
- Per un bambino di 15 kg la dose tollerabile a settimana è di 66 nanogrammi
- Per un ragazzo di 35 kg la dose tollerabile a settimana è di 154 nanogrammi
- Per un adulto di 60 kg la dose tollerabile a settimana è di 264 nanogrammi
Benché risulti una diminuzione delle concentrazioni di PFOA e PFOS in alimenti come il muscolo suino (che risulta dentro i limiti UE 2022/1431), PFOA e PFOS sono comunque presenti e la media dei valori è sostanzialmente invariata rispetto al precedente monitoraggio (media precedente: 320 ng/kg; media attuale: 300 ng/kg). Mentre per quanto riguarda il muscolo bovino risulta che l’8% di tutti i campioni analizzati contengono PFOS, con valori vicini o superiori (200-690 ng/kg) al limite consentito per legge (300 ng/kg).
Notiamo inoltre che il valore medio (2080 ng/kg) del PFOA nel fegato di suino è marcatamente elevato e superiore al limite massimo consentito (700 ng/kg). Non va molto meglio con il fegato di bovino nel quale anche se il PFOA rimane dentro i limiti con valori più bassi rispetto al precedente monitoraggio, per quanto riguarda il PFOS il valore medio di 1650 ng/kg è notevolmente superiore al precedente monitoraggio con un valore medio di 460 ng/kg e con campioni che arrivano fino a 12500 ng/kg quando il limite UE riporta un limite inferiore o uguale a 6000 ng/kg.
Per quanto riguarda il latte, un alimento alla base della dieta dei bambini, i valori sono: PFOA fino a 50 ng/kg e PFOS fino a 70 ng/kg, quando le concentrazioni soglia UE 2022/1431 raccomandano valori di rispettivamente 20 ng/kg e 10 ng/kg.
Abbiamo chiesto alla dott.ssa Vitalia Murgia (pediatra e medico ISDE) che impatto possono avere questi valori sulla dieta di un bambino. La dott.ssa Murgia ci ha risposto come segue:
“I dati, considerati da soli, spesso sembrano lontani dalla vita reale e non fanno capire quale possa essere il loro impatto su chi consuma questi alimenti. Se un bimbo di 1-2 anni di peso medio consuma settimanalmente anche solo 500 ml di latte (PFOS a 70 ng/kg: 35 ng), due porzioni da 50 g di carne bovina (PFOS da 20 a 69 ng/KG) e due uova (PFOS 200 ng/kg: circa 20–22 ng) supera la dose settimanale tollerabile di 4,4 ng/kg con il solo PFOS. In pratica, l’assunzione settimanale minima stimata di solo PFOS può già far superare al bimbo il valore tollerabile EFSA previsto per la somma di PFOS, PFOA, PFNA e PFHxS. Poiché questi alimenti rappresentano solo una parte della dieta settimanale di un bambino, l’entità dell’assunzione complessiva potrebbe essere abbondantemente sottostimata”.
Per le uova come già riportato nel Report 2026 “risultati del 2016-2017 mostravano un intervallo di valori fortemente influenzato dagli allevamenti familiari”. Pertanto, si presume che i monitoraggi siano stati eseguiti su allevamenti intensivi e che quindi i due dati non si possano mettere a confronto. Ci chiediamo perché, a fronte dei valori oltre i limiti ottenuti con il primo monitoraggio, e nell’ottica di far emergere eventuali variazioni nel tempo come è d’obbligo fare in qualunque progetto di monitoraggio, non siano stati considerati questa volta anche gli allevamenti familiari che ricadono dentro la zona contaminata.
Teniamo inoltre a precisare che, nel monitoraggio, le aziende agricole estrapolate dalla Banca Dati Anagrafe Zootecnica iscritte alla data del 26/08/2021 sono nr.651, così suddivise: nr. 58 area ad alta intensità – nr. 116 area a media intensità – nr. 477 area a bassa intensità. Le prime 58 aziende sono state oggetto tutte del monitoraggio. Le seconde 116 aziende solo per il 50%. Le ultime 477 solo per il 10%. Vorremmo comprendere meglio con quali criteri sono state fatte queste scelte e la precisa localizzazione delle aziende oggetto di monitoraggio con i relativi risultati, attendiamo quindi il rapporto tecnico completo.
Prendiamo atto della decisione della Regione Veneto di ritirare dal mercato alcuni prodotti. Tuttavia chiediamo di rendere noto:
- le modalità e la tempistica con cui sono stati gestiti i prodotti risultati superiori ai limiti di legge;
- a quale data si riferiscono i valori individuati;
- quali procedure di rintracciabilità e controllo sono state messe in atto per quanto riguarda i prodotti già in commercio;
- quali piani di intervento sono stati messi in atto e quali sostegni sono stati proposti alle aziende agricole.
Proponiamo che venga istituito un sistema stabile di informazione pubblica, che consenta ai cittadini di essere tempestivamente informati quando emergono non conformità rilevanti o vengono adottati provvedimenti a tutela della sicurezza alimentare.
Chiediamo un piano straordinario di monitoraggio ambientale e sanitario, interventi tempestivi di bonifica e messa in sicurezza del territorio, controlli rigorosi e trasparenza nella diffusione dei dati. Chiediamo inoltre un confronto diretto e pubblico con la Regione, affinché le decisioni siano assunte ascoltando anche le comunità che convivono con questa contaminazione da anni.
Le istituzioni hanno il dovere di prevenire nuovi episodi di contaminazione, ridurre i rischi esistenti e garantire la massima protezione della salute e dell’ambiente.
Rete Zero Pfas Veneto
Sito web: www.zeropfas-italia.org
E-mail: info.veneto@zeropfas-italia.org

