Il resoconto dell’incontro di Bassano del Grappa: Pfas. Esperienza incarnata

Venerdì sera 9 ottobre a Bassano del Grappa si è svolto l’incontro: “Pfas. Esperienza incarnata” Dal libro di Laura Fazzini Pfas, un disastro annunciato alle voci delle attiviste: come i PFAS entrano nei corpi e nella vita quotidiana delle donne” organizzato dal gruppo Laboratorio Obiettivo 5 in collaborazione con Rete Zero Pfas Veneto e con il patrocinio del Comune di Bassano del Grappa, che aveva già mostrato attenzione e sensibilità al tema della contaminazione da Pfas, con la sottoscrizione all’unanimità da parte Consiglio comunale, il 15 maggio 2025, della mozione Ban Pfas.

Laboratorio Obiettivo 5 è un collettivo femminile del territorio bassanese che prende il nome dall’obiettivo numero 5 dell’Agenda ONU 2030 ed affronta i temi dello sviluppo sostenibile e della giustizia socioambientale a partire da una prospettiva di genere.

Che cosa significa affrontare secondo una prospettiva di genere il tema di uno dei disastri ambientali più gravi d’Europa: quello della contaminazione da Pfas di una delle ricariche di falda più grandi d’Europa? “Sicuramente significa interrogarsi sull’impatto che ha avuto sui corpi e sulle vite delle donne e le loro famiglie e comunità. Ma per Laboratorio Obiettivo 5, affrontare le questioni da un punto di vista femminile non è soltanto una questione di soggetto, cioè occuparsi delle donne. È anche una questione di metodo: partire dai corpi, dalla quotidianità, dalle relazioni, dai tempi e dagli spazi della vita reale. Prestare attenzione alla dimensione materiale dell’esistenza: all’acqua che beviamo, al cibo che mangiamo, agli ambienti in cui abitiamo e lavoriamo, ai gesti con cui ci prendiamo cura degli altri. In questa prospettiva, i corpi sono anche soggetti politici: attraverso l’esperienza, la parola e l’azione possono portare nello spazio pubblico problemi che altrimenti rimarrebbero vissuti individualmente, dentro le case e le famiglie. È un punto di vista che parte dalle esperienze delle donne e apre domande che riguardano tutte e tutti. È questo lo sguardo che abbiamo scelto per discutere di PFAS questa sera. Il titolo, “Esperienza incarnata”, ci invita a considerare come la contaminazione entri nei corpi e nella vita quotidiana. Come possa cambiare il rapporto con il territorio in cui si vive, con ciò che si mangia e si beve, persino con il proprio corpo e con gesti di cura che sembravano sicuri”- ha spiegato Cristiana Zara.

Le tre ospiti della serata –Laura Fazzini, giornalista freelance e collaboratrice di Domani, Lavialibera, Osservatorio Diritti, Mariachiara Rodeghiero, storica attivista di Medicina Democratica e del movimento No Pfas; Michela Piccoli, attivista e volto storico del movimento spontaneo delle Mamme No Pfas, con la loro presenza, con i loro corpi, hanno offerto al pubblico un invito: l’invito a rompere il silenzio, ad avere coraggio, ad affermare con forza i nostri diritti fondamentali sanciti dagli articoli 9 e 41 della Costituzione italiana: il diritto alla salute e ad un ambiente sano.

Sul libro di Fazzini si è costruito il tessuto della conversazione con le ospiti in sala. Un libro intenso, denso di informazioni ed emozioni, fittissimo di testimonianze, dati e numeri che fanno venire il capogiro perché raccontano e documentano con rigore l’entità, la vastità della contaminazione da Pfas avvenuta nella nostra terra: il Veneto. Una geografia della contaminazione impressa sul territorio che racconta la storia di una violenza inaudita, invisibile, non percettibile: incolore, insapore, inodore come l’acqua che ha irreparabilmente queste sostanze hanno contaminato. Ferite indelebili inferte alla nostra terra e a chi la abita e la vive.

  • 350.000 persone contaminate
  • 31 Comuni colpiti dalla contaminazione
  • 160 km quadrati di estensione dell’area contaminata
  • 7 milioni di ng/L nel tubone di scarico dei reflui Arica
  • 200 microgrammi (200.000 nanogrammi) litro di PFOA nella falda di Trissino
  • 12 microgrammi /12.000 nanogrammi) per millilitro nel sangue dei lavoratori Miteni

(Fonte: Laura Fazzini, “Pfas, un disastro annunciato”).

“Tutto Tace, Nessuno fa domande, nessuno chiede” è una delle frasi che ricorre più spesso nel libro di Fazzini. Ma tra le ombre (molte) di questa vicenda, fatta di negligenze, inadempienze, DOLO, vicenda che ci riguarda per ragioni di prossimità territoriale ma anche per ragioni di prossimità etica e morale, si fa strada il corpo della società civile, luminoso, poderoso, possente, fatto di tante, tantissime persone, una marea umana che ha avuto la forza e il coraggio di rompere il silenzio assordante che a lungo ha circondato questa vicenda. Come ha scritto anche Casson nella prefazione al libro, “è stato essenziale il ruolo dei cittadini” in questa vicenda. E la nascita di un movimento No Pfas fatto da cittadini, associazioni (Medici ISDE, Medicina Democratica, Greenpeace) ha trovato soprattutto nelle donne ambasciatrici d’eccezione: le Mamme No Pfas, hanno incarnato il volto di questa “riscossa civile” in difesa dei diritti fondamentali.

Michela Piccoli è una delle madri che, inesorabile, ha iniziato a fare domande, a bussare a tutte le porte delle istituzioni, a parlare con la gente e con i media. Da molti è stata paragonata alle madri di Plaza de Majo in Argentina. Michela ha ricordato con forza che le istituzioni sono il prolungamento di noi cittadini e che noi cittadini abbiamo il diritto ma anche il dovere di vigilare sul loro operato. Ha esortato tutti, istituzioni e cittadini, ad attivarsi, a prendersi a cuore il territorio, perché quello che è successo a lei, ai suoi figli e agli abitanti delle zone contaminate dalla Miteni di Trissino non debba accadere mai più. Per i figli, i nostri figli, i figli di tutti, Michela è diventata ambasciatrice del movimento No Pfas anche in Brasile, in occasione della COOP 30, e in India, dove è riuscita ad informare la popolazione locale dei rischi legati all’installazione della Miteni nella loro terra e suscitare manifestazioni di protesta.

Mariachiara Rodeghiero è stata una delle attiviste grazie alla quale ha avuto inizio il processo giudiziario culminato nella sentenza del Tribunale di Vicenza il 26 giugno 2025. “L’inganno ti avvelena. Per noi è l’acqua. Hai sete? Bevi inganno avvelenato. Il sapore? Sparisce perché l’inganno lo nasconde. La trasparenza diventa inganno perché l’acqua che usiamo è di trasparenza ingannevole. Abbiamo subito e subiamo ancora un crimine che colpisce la nostra salute, a causa dell’inganno usato per nascondere un profitto cercato con l’inganno alterando un bene comune sacro fonte di vita: l’acqua” – ha detto Rodeghiero, commuovendosi nel ricordare che il dottor Vincenzo Cordiano, oncoematologo e medico ISDE, verrà a breve insignito dell’onorificenza di Cavaliere d’Italia. Un riconoscimento importante che il dotto Cordiano ha dedicato a tutto il movimento No Pfas e che arriva dopo una lunga e travagliata battaglia per la verità che gli è costata diffide e provvedimenti disciplinari sul lavoro.

Donne e uomini coraggiosi. Come coraggiosi sono stati i primi due eroi civili di questa storia (fatta di anti eroi ma anche di eroi), gli scienziati del CNR Valsecchi e Polesello che si sono fatti strada “zigzagando tra i trattori che lavorano i campi […] sfoltendo i rami degli alberi a colpi di machete per trovare “ai bordi di un campo di girasoli” lo scarico dei reflui che contaminava l’acqua (cfr. pag. 30). Allo stesso modo Fazzini, con queste pagine si muove zigzagando tra le zone d’ombra di questa vicenda, facendo luce a colpi di macete sulla verità: la contaminazione da Pfas più grave d’Europa, in atto a poche decine di chilometri da noi.

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